Indice dei contenuti
Ethan Hawke: presentazione e approccio alla musica
All’inizio dell’incontro Ethan Hawke si presenta con la consueta disinvoltura: dice di avere già un’idea dei gusti musicali degli altri «dalle vibrazioni» e scherza sul fatto che il suo cappello dà subito segnali sul tipo di musica che ama. Prima di ascoltare i brani si prende un momento per «trovare il proprio zen» e prepararsi mentalmente: il dialogo è informale, ma lascia subito emergere la profonda passione di Hawke per la musica e per il mondo dell’Americana.
«I Want You» di Bob Dylan e il mistero di una performance tagliata
Parlando di Bob Dylan e del brano I Want You, Hawke ricorda una serata speciale: un grande evento celebrativo a Madison Square Garden in cui, tra le esibizioni, Sinead O’Connor venne fischiata e Kris Kristofferson la difese pubblicamente. Ethan racconta di aver visto quella notte una donna cantare I Want You in modo straordinario, ma che la sua performance non è apparsa nella versione televisiva e non compare nei materiali ufficiali. Rimane il dubbio su cosa sia successo a quella performance e Hawkins invita idealmente chi conosce l’episodio a condividerne la storia.
«Sweet Thing» di Van Morrison: evocazioni e atmosfere
Commentando Sweet Thing di Van Morrison, Hawke descrive l’effetto immediato della canzone: lo trasporta nel suo appartamento preferito a New York e gli fa rivivere il senso di innamoramento. Definisce l’album uno di quelli da tenere sempre a portata di mano, adatto a viaggi su strada, serate di seduzione o feste: un disco «trascendente», come lo definisce lui stesso.
Merle Haggard e «Big City»: immagini dell’America all’estero
Quando arriva Big City, Hawke fa notare come la voce e l’immagine di Merle Haggard siano cambiate nel tempo: dagli anni ’60 della country più folk, passando per gli anni ’70 in cui Haggard veniva percepito come la voce della «silent majority», fino agli anni ’80 in cui è «l’uomo comune» che canta Big City. Ethan racconta anche un episodio curioso: trovandosi in Germania, in una sorta di città del Far West ricostruita (Pullman City), si è trovato circondato da simboli stranamente americani come bandiere confederate, con Haggard in sottofondo — una visione dell’America filtrata dal gusto turistico tedesco che gli ha suscitato un forte impatto emotivo.
Blaze Foley, If I Could Only Fly e il film Blaze
Il ricordo di Blaze Foley è particolarmente intenso: Hawke ammette di commuoversi parlando di If I Could Only Fly e racconta di aver realizzato il film Blaze proprio perché la musica di Foley lo aveva colpito profondamente. Cita l’esistenza delle cosiddette “Austin outhouse tapes” come fonte di quella rara musica che circolava per via quasi leggendaria, e spiega che Merle Haggard e Willie Nelson incisero una cover di quel brano, che fu probabilmente una delle poche entrate economiche per Foley. Ethan riferisce anche che Merle considerava la canzone una delle più grandi canzoni country che avesse mai sentito e che aveva questa lode fissata all’interno della sua custodia per chitarra.
La scoperta di Blaze Foley: una catena di influenze
Hawke descrive come la sua scoperta di Foley sia stata il frutto di una serie di tappe: la sua prima esperienza live importante fu Willie Nelson’s 4th of July Picnic, che lo ha portato ad approfondire Willie Nelson, Kris Kristofferson, Waylon Jennings e Merle Haggard. Da lì la traccia verso Townes Van Zandt e, infine, la leggenda di Blaze Foley: un artista che per anni è stato quasi mitico, con musica difficile da trovare. L’attenzione si è accesa quando John Prine ha inciso Clay Pigeons, rendendo evidente che lo stesso autore era anche quello di If I Could Only Fly; Hawke cercò il materiale, lo ascoltò ossessivamente e vide nella musica la materia per un film.
Il rapporto con Kris Kristofferson e l’esperienza sul set di Chelsea Walls
Hawke racconta della sua prima prova come regista con Chelsea Walls, un film ambientato al Chelsea Hotel, e di come avesse chiesto a Kris Kristofferson di interpretare un personaggio ispirato a Ernest Hemingway. Nonostante avesse una battuta a cui si opponeva («I crave you»), Kristofferson accettò di recitare nel film senza compenso e si dimostrò generoso con l’equipaggio: alla fine delle riprese, durante il wrap, si presentò per cantare e regalò al set una intensa versione di Me and Bobby McGee. Ethan riporta anche un aneddoto che Kris raccontò prima di esibirsi, in cui menzionava un episodio personale al Chelsea Hotel legato a Janis Joplin; Hawke segnala infine di aver scritto un profilo su Kristofferson per Rolling Stone.
«Stay (I Missed You)» di Lisa Loeb: il video e l’innovazione
Parlando di Lisa Loeb e del singolo Stay (I Missed You), Hawke ricorda di aver girato un video premiato da Spin magazine come miglior video dell’anno. Sottolinea il carattere singolare del pezzo — privo di un ritornello ripetuto nel senso tradizionale, con il «ritornello» che apre e chiude il brano — e come questa struttura abbia permesso di pensare a un piano-sequenza unico per il video. Descrive la pianificazione meticolosa della sequenza in strada e ricorda anche un dettaglio personale: nel video compariva il suo gatto, Mardell.
Alison Krauss, Robert Plant e la trasmissione generazionale della musica
Quando viene riconosciuta la voce di Alison Krauss, Hawke la definisce straordinaria e cita l’album che ha realizzato con Robert Plant come uno dei più importanti di sempre. Racconta un episodio familiare: una delle figlie, adolescente, gli chiede una playlist per ampliare i suoi orizzonti musicali; inserendo brani dell’album Krauss–Plant, Ethan guadagnò punti agli occhi della figlia, dimostrando che la buona musica può ancora creare connessioni tra generazioni.



