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Magica favola
di R. Pippa – M. Cantagalli – G. Anastasi – C. Frigerio
F. Dalè – M. Cantagalli
Ed. Warner Chappell Music Italiana/Pipshow/Giuro
A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore
A quattordici anni il primo bacio nelle mani avevo un fiore
Con l’adolescenza io ho capito che cos’era la passione
Che non c’entra con il cuore, si confonde col dolore
Se finisse il mondo in questo istante fumerei una sigaretta
Metterei un vestito eccezionale sembrerei una principessa
Chiamerei mio padre solamente per ridirgli che mi manca
Forse sono solo stanca
Fuori già si è fatta l’alba
C’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
C’era la luna nel cielo
Una notte che non ho paura nemmeno di me
A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce
A quaranta voglio solamente ritrovare un po’ di pace
Che mi piacerebbe ritornare tra le braccia di mia madre
Mentre un’altra stella cade
Nel romantico disordine
C’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
C’era la luna nel cielo
Una notte che non ho paura nemmeno di me
C’era una volta il mistero
Ti innamoravi di me
Non c’era il bianco né il nero
Ma l’arcobaleno più bello che c’è
Io mi perdo tra le onde
Con il sole che piano si accende
E il passato diventa presente
La bambina ritorna innocente
Chiudi gli occhi amore
O ti presto gli occhiali da sole
Che per oggi la vita è una piccola magica favola
C’era una volta l’oceano
Io navigavo con te
Non c’è più bianco né nero
Ma l’arcobaleno più grande che c’è
C’è l’arcobaleno qui dentro di me
Significato
Il brano Magica favola di Arisa è una riflessione poetica e intima sul passare del tempo, sulla crescita personale e sul rapporto tra memoria, identità ed emozioni. Il testo si sviluppa come un viaggio esistenziale che attraversa le diverse fasi della vita di una donna: l’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la consapevolezza adulta. La canzone utilizza immagini simboliche e nostalgiche per raccontare non solo una storia individuale, ma anche un’esperienza universale di trasformazione emotiva.
Fin dall’inizio, il riferimento all’infanzia (“A dieci anni insieme alle mie bambole giocavo con l’amore”) suggerisce una visione innocente e immaginativa dei sentimenti. L’amore, a quell’età, è qualcosa di puro, quasi fiabesco, lontano dalla complessità della vita reale. Le bambole rappresentano il mondo protetto e simbolico dell’infanzia, in cui i sentimenti sono semplici e idealizzati. Subito dopo, il passaggio ai quattordici anni e al “primo bacio” indica l’ingresso nell’adolescenza, una fase di scoperta e fragilità, in cui le emozioni diventano più concrete ma anche più confuse.
Un aspetto centrale del testo è la distinzione tra passione e amore: “ho capito che cos’era la passione / che non c’entra con il cuore, si confonde col dolore”. Qui emerge una consapevolezza adulta: la passione non è necessariamente sinonimo di amore autentico, ma può essere intensa e al tempo stesso dolorosa. Arisa suggerisce che crescere significa anche imparare a distinguere tra sentimenti profondi e impulsi emotivi che possono ferire. Questa riflessione conferisce al brano una dimensione psicologica molto intensa.
La strofa in cui la protagonista immagina la fine del mondo (“fumerei una sigaretta… chiamerei mio padre”) rivela un momento di vulnerabilità. Di fronte all’idea dell’ultimo istante, ciò che conta non sono successi o ambizioni, ma gli affetti fondamentali, come il legame con il padre. Questo passaggio sottolinea il valore della famiglia e delle radici emotive, oltre a suggerire una stanchezza esistenziale (“Forse sono solo stanca”), che rappresenta il peso del vivere e del crescere.
Il ritornello, con l’immagine dell’oceano e della navigazione (“C’era una volta l’oceano / Io navigavo con te”), è altamente simbolico. L’oceano può essere interpretato come la vita, vasta e imprevedibile, mentre il viaggio con “te” indica una relazione importante, forse amorosa o anche metaforica, legata a una fase felice del passato. La luna e la notte senza paura evocano un senso di protezione e fiducia, come se l’amore avesse reso possibile affrontare anche le parti più oscure di sé.
La canzone continua con un salto temporale significativo: a trent’anni la protagonista viene apprezzata per la sua voce, simbolo della sua identità artistica e personale, mentre a quarant’anni il desiderio principale diventa la pace. Questo cambiamento dimostra come le priorità evolvano con l’età: dalla ricerca di riconoscimento e successo si passa al bisogno di serenità interiore. Il desiderio di “ritornare tra le braccia di mia madre” esprime una nostalgia profonda per la sicurezza e l’amore incondizionato dell’infanzia, suggerendo che, nonostante la crescita, resta sempre un bisogno di protezione.
L’immagine dell’arcobaleno è un altro elemento chiave del significato del brano. Quando Arisa canta “Non c’era il bianco né il nero / Ma l’arcobaleno più bello che c’è”, rifiuta una visione rigida e dualistica della realtà. L’arcobaleno rappresenta la complessità della vita, fatta di sfumature, emozioni contrastanti e ricchezza interiore. Non esiste solo il bene o il male, ma un insieme di esperienze che formano l’identità della persona.
La parte finale del testo è particolarmente simbolica e poetica: “Il passato diventa presente / La bambina ritorna innocente”. Qui si manifesta il tema della riconciliazione con sé stessi. L’adulta ritrova la bambina che era stata, recuperando quella purezza originaria. Non si tratta di un ritorno reale all’infanzia, ma di una riscoperta interiore, come se le esperienze della vita avessero portato a una nuova consapevolezza più semplice e autentica.
L’invito “Chiudi gli occhi amore” introduce una dimensione quasi fiabesca e consolatoria. La vita viene definita “una piccola magica favola”, suggerendo che, nonostante le difficoltà e le delusioni, l’esistenza conserva una dimensione incantata se la si guarda con sensibilità e immaginazione. Il tono non è ingenuo, ma profondamente maturo: la magia della vita non sta nell’assenza di dolore, bensì nella capacità di trasformare le esperienze in significato.
In conclusione, Magica favola è una canzone che parla del tempo, della memoria e della crescita emotiva con grande delicatezza. Il messaggio principale è che la vita è un percorso complesso ma ricco di colori interiori, in cui ogni fase contribuisce alla costruzione dell’identità. L’arcobaleno finale “qui dentro di me” rappresenta l’accettazione di tutte le esperienze vissute: l’infanzia, l’amore, il dolore, la nostalgia e la speranza. Arisa propone quindi una visione esistenziale dolce e malinconica, in cui la vita, pur con le sue fatiche, resta una favola magica da custodire dentro di sé.



